martedì 21 novembre 2017

L'italia al Brussels Beer Challenge: uno sguardo alle percentuali

Sono stati resi noti ieri i risultati del Brussels Beer Challenge, uno dei maggiori concorsi brassicoli a livello internazionale. Già sono uscite alcune analisi sulla performance esibita quest'anno dai birrifici italiani - su tutte segnalo quella di Andrea Turco su Cronache di Birra -, tuttavia qualche pensiero è venuto anche a me nello scorrere la lista dei birrifici e delle birre premiate.

Innanzitutto, gli stili che sono andati a medaglia: hanno infatti fatto bella mostra di sé le pils e altre lager (oro alla Ionda di Bradipongo, argento alla PonAle di Leder e certificato d'eccellenza alla Ginevra di Leder), il che conferma come anche uno stile non facile e tradizionalmente poco battuto dai birrifici italiani si stia guadagnado - percorso intrapreso del resto già da qualche anno - una reputazione sempre più solida. Inoltre, per quanto a fronte di una giuria internazionale il fatto che il concorso si sia fisicamente svolto in Belgio non sia davvero determinante, fa specie osservare che diverse birre premiate abbiano "sfidato i belgi in casa": dalle saison (argento alla Staion di BioNoc', bronzo all'Abiura di Brùton e alla Torlonga di Antoniano, certificato di eccellenza alla Million Reason di IBEER), alle blanche (Crevette di Mezzopasso) ai lambic (Impombera di Bionoc), alle birre d'abbazia (Nucis di Kamun). Da segnalare, sempre in quanto a stili, la presenza di una gose (Marsilia di Amiata) e di una Iga (Roè di Sagrin).

Da notare poi, oltre alla ottima performance di Mezzavia che si è aggiudicato il titolo di Italian Revelation, quella di BioNoc che ha ottenuto tre riconoscimenti; seguito da IBEER, Kamun, P3 Brewing e Leder con due.

Per quanto il numero e qualità delle medaglie sia in calo rispetto allo scorso anno, a questo va comunque accostato il buon numero dei certificati d'eccellenza (sette). Ma l'altro fattore che a mio parere va tenuto da conto è il fatto che il numero di medaglie ricevute andrebbe parametrato anche al numero di birre effettivamente presentate da ciascun Paese in un determinato anno: perché è chiaro che se la Libera Repubblica delle Bananas, con 3 birrifici attivi, presenta 3 birre e porta a casa tre medaglie, si può dire che la Libera Repubblica delle Bananas rappresenti un'eccellenza brassicola. Mi sono così chiesta come fossimo messi sotto questo profilo.

Il comunicato rilasciato dall'organizzazione del Brussels Beer Challenge afferma che dall'Italia hanno partecipato 151 birre: a ricevere riconoscimenti è quindi stato sostanzialmente un sesto dei partecipanti, per la precisione il 17,2%. Il Belgio, il Paese più rappresentato con 322 birre, si è guadagnato 62 medaglie: poco meno di un quinto, il 19,5%. Gli Stati Uniti, con 220 birre, hanno portato a casa 45 riconoscimenti: un punto più sopra, il 20,45%. Altro Paese che ha presentato più birre di noi - 161 - è - il Brasile, che però ha tante medaglie quante l'Italia, e si ferma dunque al 16,1%; più interessante invece la performance dei Paesi Bassi, con 143 birre e 28 riconoscimenti (19,6%). Meglio di noi seppur di poco fa anche la Germania, che pur a fronte di solo 21 medaglie aveva però presentato 117 birre (17,9%), ma molto peggio fa la Francia (101 birre per 10 medaglie, (9,9%). Anche questa analisi risulta insomma in linea: l'Italia è quinta per numero di medaglie, e lo è anche per percentuale di birre premiate. Ma soprattutto va notato che l'anno scorso c'erano sì 32 medaglie, ma - riferisce l'organizzazione - 209 birre partecipanti: il tasso era dunque del 15,3 per cento, due punti sotto quello di quest'anno. Siamo migliorati? Non necessariamente, dato che meno birre partecipanti (a fronte peraltro del numero di birrifici in crescita) può anche stare a significare un minore interesse a competere dovuto ad un calo nella generale qualità della produzione (e in questo senso torniamo a quanto affermato da Andrea Turco); il mio vuol essere soltanto un discorso sui numeri, e stando a quelli non ci siamo comunque difesi peggio. Soddisfazione da un lato quindi, perché un quinto posto su 37 Paesi partecipanti non è comunque male, ma anche coscienza di spazi di miglioramento.
Qui di seguito, per vostra informazione, la lista completa dei premi:

Italian Revelation / Medaglia d'Oro
Nautilus
Stout/ Porter : Russian Imperial Stout
Birrificio Mezzavia

Medaglia d'Oro
Ionda
Lager: German-Style Pilsner
Birrificio Bradipongo

Medaglia d'Argento
Kia Kaha
Pale&Amber Ale: Pacific IPA
IBEER

Medaglia d'Argento
PonAle
Lager  Hoppy Lager
Birrificio Artigianale Leder

Medaglia d'Argento
Road77
Pale&Amber Ale: Amber
Il Mastio

Medaglia d'Argento
Sa Carda
Flavoured beer: Honey Beer
Spantu

Medaglia d'Argento
Staion
Pale&Amber Ale: Modern Saison
Birrificio Bionoc'

Medaglia di Bronzo
Abiura
Pale&Amber Ale: Modern Saison
Brewed by Brùton

Medaglia di Bronzo
Birra Antoniana La Torlonga
Pale&Amber Ale: Traditional Saison
Birrificio Antoniano

Medaglia di Bronzo
Birrificio Montenetto - MANNA
Pale&Amber Ale: Light Bitter Blond/Golden Ale
La Fenice

Medaglia di Bronzo
Castana
Flavoured beer: Honey Beer
Birrificio Oltrepo

Medaglia di Bronzo
Ma2
Flavoured beer: Fruit Beer
Birra dell'Eremo

Medaglia di Bronzo
Marsilia
Wheat: Gose
Birra Amiata

Medaglia di Bronzo
Nocturna
Stout/ Porter: Oatmeal Stout
Kamun



Medaglia di Bronzo
Nucis
Dark Ale: Abbey / Trappist Style Dubbel
Kamun

Medaglia di Bronzo
Riff
Wheat: White IPA/Hoppy Weizen
Birrificio P3 Brewing

Medaglia di Bronzo
Roè
Speciality Beer: Speciality beer: Italian style Grape Ale
Birrificio Sagrin

Medaglia di Bronzo
Speed

Pale&Amber Ale: Bitter Blond/Golden Ale
Birrificio P3 Brewing

Medaglia di Bronzo
Sta Sciroccata
Dark Ale: Dark/Black IPA
Stimalti

Certificato d'eccellenza
Collesi Nera
Dark Ale : Strong Dark Ale
Fabbrica Della Birra Tenute Collesi

Certificato d'eccellenza
Crevette Blanche
Flavoured beer: Herb & Spice (Less Than 6 ABV)
Birrificio Mezzopasso

Certificato d'eccellenza
Ginevra
Lager: Bohemian-Style Pilsner
Birrificio Artigianale Leder

Certificato d'eccellenza
Glaciale
Pale&Amber Ale: Imperial IPA
Birra dell'Eremo

Certificato d'eccellenza
Impombera
Flavoured beer : Old style Fruit-Lambic
Birrificio Bionoc'

Certificato d'eccellenza
Million Reasons
Pale&Amber Ale: Modern Saison
IBEER

Certificato d'eccellenza
Nociva
Dark Ale : Brown Ale
Birrificio Bionoc'

mercoledì 15 novembre 2017

Cremona, che BonTà

Sono "reduce" da Il BonTà, l'evento annuale di Cremona Fiere dedicato al settore enogastronomico, che quest'anno ha per la prima volta riservato un comparto specifico alle birre artigianali - battezzato Special Beer Expo. Con piacere ho colto l'invito a condurre alcune degustazioni e conferenze, che mi hanno peraltro dato l'occasione di conoscere nuovi birrifici e nuove birre. Ne cito qui alcune, nell'impossibilità di parlare di tutte.

Inizio dalla Rest In Pils, nata in casa Brewfist dal malto dell'agricoltore Carlo Eugenio Fiorani e portata in Fiera da Chocolat Cremona - a cui va una nota di merito per l'ottimo allestimento della sua "zona pub". Una pils monomalto e monoluppolo sui generis grazie al luppolo sloveno Aurora (usato anche in dry hopping), che conferisce intense note erbacee, floreali e finanche balsamiche già all'olfatto, supportate da un corpo discretamente robusto in cui il cereale entra in forza con note di miele, e un finale di un amaro secco, erbaceo ed elegante. Proseguo con la Melita del birrificio Maspy, una lager ambrata al miele di tiglio, in cui è decisamente quest'ultimo a farla da padrone sia all'olfatto - insieme a note floreali - che nel corpo: per gli amanti del dolce, dato che la lieve luppolatura finale, pur presente, almeno per quella che è la mia percezione non è tale da eliminare la persistenza mielosa.

Ho ritrovato con piacere il birrificio Padus di cui ho provato la Stella Alpina, nata nel 2013 in occasione dell'adunata degli Alpini a Piacenza (la foto risale all'epoca) e ispirata appunto ai classici aromi alpini: trattasi infatti di una strong ale al ginepro, in cui la bacca spicca già al naso - unitamente a note sia maltate che erbacee, ugualmente intense ma nettamente distinte, che non si amalgamano -; e se al palato pare predominare la rosa di sapori caramellati, questi subito lasciano nuovamente spazio a toni amari, balsamici e nettamente secchi per il genere, a ricordare quasi certe grappe. Se l'intento era quello di ispirarsi ai sapori alpini, si può dire che è riuscito.

Da segnalare poi la Pirata Nero del birrificio Moncerà, una birra dal color mogano scuro anch'essa sui generis e alquanto originale, che al naso presenta note tra l'acidulo, il legnoso e il liquoroso che farebbero quasi pensare sia passata in botte: il birraio assicura di no, tutta una questione di malti, lieviti e spezie, che fanno quasi avvicinare questa birra ad un incrocio tra un barley wine ed una flemish red - ma che non mi spiegano l'acidulo. Anche volendo però fare i precisi affermando che la nota acida tecnicamente non dovrebbe esserci, in questo caso si tratta di una pecca felice, perché nel complesso, come si suol dire, "ci sta" - mentirei se dicessi che non si tratta di una birra armoniosa e gradevole a bersi: per cui beviamoci su senza troppi pensieri (se non quello del grado alcolico, visto che ne fa otto). Come non citare inoltre la Perfect Circle di Crack, una ipa che è un tripudio di aromi e sapori che vanno dal pompelmo, al lime, all'ananas, alla papaya per chiudere dopo un corpo sufficientemente robusto da supportare la luppolatura - "in un cerchio perfetto", come il nome stesso dice - su un persistente amaro fruttato e resinoso. Da ultimo la novità di casa Legnone, la Primo taglio, una light hoppy ale: buona schiuma, naso agrumato e floreale, corpo leggero ma non annacquato, finale agrumato in cui lo styrian golding in monoluppolo aggiunge però un balsamico resinoso finale.

Chiudo con un ringraziamento a tutto lo staff del BonTà e agli espositori che hanno gentilmente fornito le birre e gli abbinamenti per le degustazioni, nonché a tutti i partecipanti agli incontri, sempre molto interessati e pronti ad interagire.

lunedì 30 ottobre 2017

Un intenso weekend di fine ottobre

Dopo uno stop forzato, posso dire di aver recuperato in grande stile lo scorso weekend con ben due eventi - la Fiera della Birra Artigianale di Pordenone, e la visita guidata con showcooking al birrificio B2O nell'ambito della manifestazione WeFood.

Al di là delle degustazioni che ho condotto (e per le quali ringrazio i birrifici che hanno collaborato e il pubblico, che si è dimostrato particolarmente numeroso e interessato), la Fiera - pur nel breve tempo che ho potuto passarci - è stata comunque l'occasione per assaggiare un paio di novità: nella fattispecie la Crossing Ipa del birrificio Jeb - aromi fruttati vellutati, che altri birrai avrebbero forse definito più da apa (ma si sa, il confine è labile); corpo moderato sui toni dolci del cereale, quasi con una punta di miele, bilanciato da un amaro finale delicato così da mantenere l'equilibrio in una birra che si capisce voler essere dai toni sobri e ben bilanciata -; la London Fog de L'Inconsueto - una torbata dalla buona bevibilità per il genere -; e la Vergine dei Chanti Brew Fighters - una blanche in stile e dalla buona secchezza, a beneficio di bevibilità.

Per quanto riguarda invece la degustazione con showcooking che ho condotto al birrificio B2O, ho visto con piacere che si è subito creata una buona intesa con Alessandro, lo chef di Natural Street Food - che ha intrattenuto i partecipanti non solo con le sue doti culinarie, ma anche con la sua verve espositiva. Il percorso degustativo prevedeva di partire con due mini hamburger gourmet: il primo con pollo, funghi, rucola, pecorino e salsa al lime, il tutto con marinatura nella blanche Terra a cui era abbinato; e il secondo con manzo, crauti, gorgonzola fuso e cipolla caramellata e marinatura nella apa Edgard. Devo dire di aver apprezzato in particolare la "fusione" al palato tra i pollo, i funghi, la salsa al lime e la speziatura agrumata della Terra, che al boccone hanno fatto un tutt'uno lasciando una gradevole persistenza citrica; ma anche la Edgard, con la sua buona secchezza amara, ha fatto il suo lavoro nel chiudere in contrasto sapori forti come quelli del manzo, della cipolla e del gorgonzola.

Siamo poi passati al burrito con riso, fagioli neri, bocconcini di pollo e crauti, marinati nel lime e weizen Jam Session. Qui la cosa inizialmente mi aveva lasciata un po' più perplessa perché, data la complessità del burrito che accostava sapori anche molto diversi tra loro, pensare a che birra abbinarci poteva diventare difficile; ma la Jam Session si è in fondo rivelata una buona soluzione data la freschezza e il lieve amaro acidulo finale, che con il suo effetto di pulizia va a smorzare appunto questa complessità.

Da ultimo il risotto con zucca, salsiccia e pecorino sfumato con la Irish Red Ale Brussa. Particolarmente interessante qui come l'ingresso dolce - tra il caramello e il toffee - della birra accompagnasse il boccone di riso - anche quello sui toni dolci della zucca, mentre la salsiccia rimaneva a dare una nota di sapore ma quasi senza farsi notare -, per poi chiudere con la luppolatura leggera sul finale, quasi a voler mettere un punto fermo all'esperienza gustativa dopo aver sviluppato la frase. Forse l'abbinamento più degno di nota dei quattro sotto il profilo puramente tecnico.

Di nuovo un ringraziamento a tutti, e una doverosa nota di merito ad Alessandro per i piatti.

martedì 17 ottobre 2017

Meadley ottobrino: dai Duri ai Banchi al Take Craft Back

Sì lo so, ho messo insieme due cose che non c'entrano nulla, però mi sono trovata oggi a scrivere di entrambe e quindi va così....

Parto dalla mia trasferta mestrina di sabato scorso, quanto ho colto - in occasione del primo compleanno del locale - l'invito ormai da tempo rivolto dalla Birroteca Duri ai Banchi ad una visita. Un locale aperto da due amici uniti dalla passione per la birra - Andrea Baesso e Gianmaria Spavento, in ordine alfabetico per non far torto a nessuno, e in ordine da destra a sinistra nella foto - e che prende il nome da un modo di dire veneziano che significa "tenere duro" - e che fa il paio con i banchi di legno naturale che arredano l'ambiente, decorato anche con poster, insegne di marchi birrari, vecchie bottiglie, e addirittura una bicicletta appesa al muro in virtù della passione sportiva di Gianmaria.


Il locale ha fisse quattro spine e una pompa, ma per l'occasione ne erano state allestite altre tre in un banco all'esterno; è stato così possibile allestire una tap list variegata, da birre di Bionoc, a Borderline, a Luckybrews, Mastino, Bav, Camerini, Sognandobirra ed altri ancora. In generale comunque, sia per quanto riguarda le birre alla spina a rotazione che per quanto riguarda le bottiglie, la scelta non manca e comprende anche marchi non facilissimi da trovare (almeno in zona): Hanssens, Black Barrels, Nogne, Pohjala, Strubbe, Stone, Canediguerra, Hammer, Almond '22, Cantillon, Boon, Extraomnes, Opperbacco, ed altri ancora. Gustosa anche la scelta di taglieri, panini, panpizza, focacce e affini, a cui si era aggiunta per l'occasione la porchetta tagliata al momento. Un locale piccolo come dimensioni, ma accogliente e ricco di birre interessanti, senz'altro consigliabile  - non da ultimo per il calore dell'ospitalità di Andrea e Gianmaria.

Cambiando completamente argomento, già da qualche giorno ha cominciato a girare anche sulle bacheche italiane la campagna "Take Craft Back" lanciata dalla Brewers Association, l'associazione di categoria che riunisce i birrai artigianali statunitensi. In sé e per sé, la cosa appare semplicemente come una provocazione: a fronte del sempre più sfrenato "shopping" di birrifici artigianali da parte delle multinazionali, i birrifici artigianali rispondono con le stesse armi, ossia....comprando le multinazionali. Così l'associazione ha lanciato una campagna di crowdfunding che mira a raccogliere i 213 miliardi (sì, avete letto bene, miliardi) di dollari necessari (in linea teorica) ad acquistare AB-Inbev, la più grande multinazionale del settore (nonché la più attiva negli acquisti).


Sarà pure una provocazione, ma la campagna ha ad oggi raccolto oltre 1,4 milioni di dollari (a titolo però di "pledge", di impegno vincolante: il denaro sarà effettivamente raccolto solo se si arriverà alla cifra stabilita) da più di 4500 sostenitori (e se aggiornate la pagina anche a distanza di pochi minuti, vedrete che la cifra cresce). Una provocazione destinata a finire nel nulla perché la fantomatica cifra di 213 miliardi di dollari non si raggiungerà mai (e perché, volendo pure ammettere uno scenario fantaeconomico in cui li si raggiungesse, non è comunque scontato che Ab-Inbev venderebbe)? Realisticamente parlando sì, però la cosa ha indubbiamente un forte valore mediatico e "politico". Molte testate di spessore ne stanno parlando, e se il numero di sostenitori e la cifra raccolta fossero comunque considerevoli si tratterebbe di un segnale di non poco conto lanciato sia ai birrifici artigianali - che avrebbero modo di "testare" quante persone siano sensibili alla loro causa, anche se solo "virtualmente" - sia alle multinazionali - che si troverebbero a fare i conti con una coscienza più diffusa rispetto alla differenza tra birrificio indipendente e non. Se la cosa sortirà qualche effetto, staremo a vedere; intanto anche i birrai americani ci scherzano sopra - anche la sezione del sito in cui fare il proprio "pledge" afferma scherzosamente che "non ci aspettiamo di ricontattarti" per chiedere i soldi - secondo la filosofia per cui "una risata le seppellirà" (le multionazionali, naturalmente).

lunedì 9 ottobre 2017

Un nuovo corso per il Birrificio B2O

Chi segue la mia pagina Facebook già avrà letto qualcosa in merito all'inaugurazione della nuova sede del Birrificio B2O in quel di Caorle, nell'oasi della Brussa, lo scorso sabato 7 ottobre. Fortunatamente il bel tempo ha benedetto l'evento: e bisogna riconoscere che in una bella giornata autunnale questo tratto di costa non urbanizzata tra Caorle e Bibione ha il suo fascino. Ad ospitare il birrificio è ora la barchessa restaurata di una vecchia casa padronale: un edificio che senz'altro può suscitare l'interesse degli appassionati di edilizia sostenibile ed energie rinnovabili, dato che il lavoro è stato portato avanti secondo queste direttrici - dall'ampio utilizzo del legno, all'installazione di pannelli solari e fotovoltaici; e non a caso uno dei soci che hanno sostenuto il birraio Gianluca Feruglio nell'impresa - Giovanni Bartucci, insieme a Giuseppe Lovati Cottini e Michael Cortelletti - lavora proprio in questo settore come ingegnere.

Il fatto di aver nominato i tre soci (qui nella foto insieme a Gianluca) dà peraltro occasione, in un periodo di cessioni, acquisizioni e affini, di fare una considerazione in merito ai possibili canali di finanziamento per i birrifici artigianali che vogliano investire: in questo caso imprenditori e professionisti di diversi settori - Lovati Cottini è avvocato ma anche proprietario di alcuni terreni agricoli in Brussa, Cortelletti opera nella ristorazione, e Bartucci è appunto ingegnere - che hanno trovato un interesse più o meno diretto nel progetto e ci hanno creduto. Una via magari non facile dato che deve tenere insieme interessi potenzialmente diversi, ma che per i "piccoli" rappresenta un'opzione senz'altro meno controversa rispetto all'indebitamento massiccio con le banche o la cessione di quote più o meno consistenti ad aziende più grandi - e non a caso ho notizie anche di altri birrifici che stanno battendo la stessa strada.

Tornando alla nuova sede di B2O, è composta di una tap room al piano terra arredata con gusto in cui predomina il legno, e una sala da utilizzare per incontri, degustazioni ed eventi al piano superiore; con tanto di terrazza interna che si affaccia sulla zona produzione con un impianto da 20hl.

Da segnalare anche la "chicca tecnologica", ossia l'imbottigliatrice Ricamo brevettata dall'azienda veronese Dr Tech, che consente di imbottigliare sottovuoto e senza che la cannuccia di riempimento tocchi la birra per evitare ossidazione e contaminazioni. All'esterno si apre un ampio spazio verde, dove sono in progetto delle parcellizzazioni con colture di grani antichi da utilizzare in alcune birre (oltre all'orzo già coltivato nei campi circostanti), e per l'anno prossimo anche il luppoleto. Dato poi che la zona è conosciuta per i percorsi ciclabili e a cavallo, l'idea è che il birrificio si presti anche ad essere "tappa di turismo sostenibile" in sinergia con gli altri operatori della zona; con spazi anche per poter lasciare il cavallo o la bicicletta, o dove prendere la bicicletta in bike sharing. In occasione dell'inaugurazione parte di questo spazio è peraltro tornato buono per ospitare diversi food truck e stand gastronomici - dal toro allo spiedo alla frittura di pesce - nonché, sotto il porticato della barchessa, animazione per bambini e il concerto degli Absolute5.

Venendo alla birra, per l'occasione era stata messa alla spina - oltre a tutte le altre del repertorio - la nuova Bitter, che Gianluca mi aveva anticipato essere "una bitterina tranquilla tranquilla". In effetti lo era: luppolatura delicata tra l'erbaceo e il terroso, senza particolari toni tostati di sottofondo nonostante il color tonaca di frate potesse far presagire una maggior presenza di malto; corpo scarico e leggero (anche troppo per i miei gusti, ma si capiva essere questa l'intenzione del birraio nel costruirla) ed un finale di un amaro acre e netto ma non persistente né invadente, così da non risultare eccessivo rispetto alla levità del corpo. Da bere in quantità e senza troppe pretese, data la semplicità e leggerezza sotto il profilo gustativo.

Chiudo con una nota di merito a tutti coloro che hanno lavorato per la buona riuscita dell'evento e durante la serata stessa, date le sfide organizzative di non poco conto postesi sia prima che durante dato l'afflusso di pubblico.

lunedì 2 ottobre 2017

Piccoli homebrewers crescono

Al di là della discutibile citazione letteraria del titolo, è stata la prima che mi è venuta in mente nel descrivere il giudizio del concorso organizzato anche quest'anno dall'Associazione Homebrewers Fvg: perché, anche se quest'anno (a differenza dei precedenti) non ho potuto essere in giuria, ho comunque avuto modo di rendermi conto di come la qualità media delle birre in concorso fosse cresciuta. Assistendo al lavoro dei giudici - Severino Garlatti Costa del birrificio omonimo, Giulio Cristancig del Birrificio Campestre, Costantino Tosoratti e Alessandro Bilucaglia del birrificio Antica Contea -, ho visto come la grande maggioranza delle birre abbia ottenuto buoni punteggi, e come tra quelle salite sul podio sia andato in scena un vero e proprio "giudizio finale" con acceso dibattito - che ha alla fine portato alla scelta di assegnare due primi posti pari merito, nell'impossibilità di decidere quale tra le due fosse più meritevole. Una prova dunque di un miglioramento progressivo, segno che il movimento homebrewer in Regione è in crescita.

Venendo ai premiati, ad aggiudicarsi in quinto posto è stato Luca Dalla Torre con la sua Golden Ale, e il quarto Walter Cainero con una Pale Ale: due nomi noti all'interno dell'Associazione che hanno confermato la loro abilità, ma lasciando quest'anno spazio anche a nuovi arrivi - con i quali se la sono giocata sul filo del rasoio in quanto a punteggio. Al terzo posto si è infatti classificata la weizen di Giampaolo Pascolo (foto sopra), alla sua prima all grain; e ad arrivare primi sono stati Dario Caruso con una porter e Giulio Cervi e Riccardo Casarotto con una apa (qui accanto), anche loro di esperienza relativamente breve con l'homebrewing. Non si è trattato quindi di nomi noti che che hanno "calato" le loro performance (data la differenza di punteggio minima), ma piuttosto di nomi nuovi che hanno migliorato le loro, il che è un buon segno. Di nuovo complimenti a tutti, e un ringraziamento all'Associazione Homebrewers Fvg - che mi ha invitata a premiare, per quanto abbia dovuto declinare l'invito a giudicare - e alla birreria Brasserie che ha ospitato il concorso all'interno dei festeggiamenti per il 21mo anniversario dell'apertura, dal 27 al 30 settembre.

venerdì 22 settembre 2017

Gusti di Frontiera 2017: dal riso alla frutta

Nonostante quest'anno non abbia potuto darmi a maratone birrarie, non ho comunque disdegnato un giro alla manifestazione goriziana Gusti di Frontiera: un tour che mi fa sempre piacere, nonché occasione per conoscere gente nuova e rivedere vecchi amici. E in effetti già all'ingresso di Corso Italia ho fatto una nuova conoscenza, l'azienda agricola Palcoda di Fanna (PN), che all'attività principale di allevamento di capre e pecore - da cui ricava una notevole varietà di formaggi - affianca la coltivazione dell'orzo, appoggiandosi poi all'agribirrificio Santjago di Vittorio Veneto come beerfirm. Una scelta, hanno spiegato, dovuta anche alla volontà di appoggiarsi ad un'altra azienda agricola (qual è in effetti Santjago), così da trovarsi in maggiore sintonia in quanto a filosofia di lavoro. Due per ora le birre prodotte su ricetta Palcoda, ed entrambe rivelano una certa passione per le aromatizzazioni di impronta belga: una blonde ale all'arancia amara, e una amber ale al coriandolo.

La seconda nuova conoscenza l'ho fatta a poca distanza da lì, il mantovano birrificio Luppolajo; non era presente tramite il birraio, ma il ragazzo allo stand ha comunque fatto un buon lavoro nell'illustrarmele. Su suo consiglio mi sono concessa un assaggio della Gem Session, una session ipa al riso. Luppolatura delicata su toni floreali con sottofondo di agrume, quasi bergamotto; snella e fresca nel corpo, con finale secco e pulito, di un amaro senza compromessi ma elegante e non troppo persistente. Dissetante, gradevole per le giornate calde, ben costruita nella sua semplicità.

Chi invece ha fatto un lavoro di costruzione un po' più elaborato con la sua nuova creatura è Lorenzo Serroni di The Lure, che mi ha presentato ("Ma senza insistenze eh, capisco...."....e capirai Lure', già le pinte intere invece degli assaggini me le sogno di notte da quattro mesi, questa è istigazione a delinquere) la sua nuova Black or Fruit. Trattasi di una "black juices ipa", ossia una base di black ipa di 6 gradi alcolici a cui è stata aggiunta poco più che la stessa percentuale di succo di vari frutti tropicali (ananas in primo luogo); per la quale Lorenzo ha studiato un mix di luppoli sloveni dagli aromi fruttati tale da accompagnare il succo. In effetti all'aroma i luppoli e la frutta propriamente detta - dai toni di ananas, a quelli di frutto della passione, di uva spina e affini - si armonizzano in maniera tale da risultare quasi indistinguibili. Devo dire peraltro che la frutta, pur percepibile, rimane più sullo sfondo di quanto mi sarei aspettata, accompagnando aromi e sapori senza però risaltare: anche nel corpo, snello nonostante la complessità dell'insieme e il grado alcolico, protagonisti rimangono i malti tra il tostato e il caramellato, mentre la frutta va a dare solo una "nota di colore"; salvo lasciare il posto sul finale ad un amaro citrico che, pur non troppo robusto, è comunque deciso e ben persistente. Nota di merito poi per la schiuma, densa, saporita e ben perisstente, da addentare. Dato che mi sono trovata più volte ad osservare che Lorenzo, rimanendo fedele alla sua prima passione, fa birra come si fa musica - magari si possono anche sperimentare note audaci e dissonanti, ma alla fine si rispettano le regole base dell'armonia e nove volte su dieci si risolve sulla tonica - potrei dire un po' lo stesso anche questa volta: la birra rimane una birra, non una spremuta di ananas, e la frutta fa solo da accompagnamento alla linea melodica principale. Dato l'equilibrio nella complessità si nota che c'è stato un certo lavoro volto ad ottenerlo - e anche qui non posso che ripensare al musicista, che studia fino allo sfinimento lo stesso pezzo finché non esce "pulito". Insomma, da questo punto di vista, l'artigiano (birraio o quel che sia) e il musicista si assomigliano.

Naturalmente sono molti altri gli stand di birra artigianale presenti a Gusti di Frontiera, a cominciare dalla Birroteca dell'Associazione artigiani birrai Fvg in Via Rastello con 16 birre a listino; più altri quali Meni, Foglie d'Erba, Antica Contea, Campestre, Zahre, Campagnolo, Il Birrone, Grana 40, Casa Veccia ed altri ancora. Insomma, come prevedibile, non c'è il rischio di patire la sete...